Riflessioni sulla Comunità Pastorale

Alcuni appunti sul cammino dell'attuale Consiglio Pastorale (a cura del parroco e della commissione per la comunicazione)

Il Consiglio Pastorale: Natura, Compiti e Riferimenti Normativi: click qui

- Su In Comunione di Aprile 2026 il Consiglio Pastorale ha proposto un questionario alla Comunità per poter Camminare insieme.

- da In comunione del 31 maggioIl Consiglio Pastorale ringrazia tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio sulla vita della nostra Comunità, offrendo il proprio prezioso contributo di pensieri e suggerimenti. Le risposte pervenute (126 per esattezza) sono segno di appartenenza viva e di reale interesse per il cammino comune della nostra comunità. Si comunica inoltre che tutte le persone che hanno manifestato la disponibilità ad essere contattati riceveranno, nei prossimi tempi, un riscontro da parte del Consiglio Pastorale.

Comunità di comunità: la comunità pastorale

da In comunione del 7 giugno: ...La Comunione è l’argomento fondamentale su cui iniziare una riflessione che continuerà nelle prossime settimane con interventi brevi su questo notiziario. Il Consiglio Pastorale, dopo aver lanciato un sondaggio, intende anche in questo modo farsi conoscere nella Comunità Pastorale. Dobbiamo allora iniziare riprendendo la scelta fatta 20 anni fa dalla Diocesi di costituire le Comunità Pastorali. Il Card. Tettamanzi nel 2006 lanciava questo programma: “La conversione pastorale della comunità parrocchiale a servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”. Lasciava intendere che la vita delle parrocchie avrebbe dovuto vivere un cambiamento per non inaridire su forme invecchiate. Questo cambiamento è tuttora in atto e lungi dall’essere attuato, anche nella nostra Garbagnate. Per “Comunità pastorale” si intende una forma di unità pastorale tra più parrocchie che hanno una cura pastorale unitaria e sono chiamate a un cammino unitario e coordinato con un progetto forte di comunione e condivisione tra le parrocchie. In questo modo si dice che è necessario vivere un cambiamento: non è più possibile mantenere la semplice vita delle parrocchie, nelle forme su cui si erano assestate, ma occorre vivere una comunione e una missione con forme nuove. Si sa che i cambiamenti mettono a disagio e non si vorrebbe mai cambiare nulla, ma in questo modo si condurrebbe alla tomba la vita della singola parrocchia. Questa azione non è guidata dal solo parroco ma dal Consiglio Pastorale. Quindi già vent’anni fa si anticipava lo stile che ultimamente è stato chiamato “sinodale”. È la comunità di preti e laici che sostiene questa sfida e se le parrocchie mantengono la loro identità devono presentarsi come Comunità di comunità. Lo stile deve consistere in uno slancio missionario e in una comunione più autentica. Per fare un esempio: se il Consiglio Pastorale propone una realtà nuova si deve chiedere se è utile alla missione della Chiesa sul territorio di Garbagnate, se fa crescere la comunione tra le comunità parrocchiali, se coinvolge preti e laici in una stima vicendevole. Se le comunità parrocchiali conservano forme tradizionali lo fanno per il bene della gente che custodisce la memoria della propria storia, ma le cose nuove devono nascere con una prospettiva più ampia di comunione e di missione. La riflessione continuerà con la presentazione della storia degli ultimi anni del Consiglio Pastorale, del suo metodo di lavoro e delle riflessioni che si sono sviluppate.

Consiglio Pastorale: cos'è e cosa deve fare

da In comunione del 14 giugno: ... Il vangelo di Giovanni (cap. 3), che ascoltiamo in questa terza domenica dopo Pentecoste, dice: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. In queste parole è racchiusa la missione della Chiesa: aiutare ogni persona a credere e avere la vita eterna. Continuiamo la riflessione iniziata con il tema della Comunità pastorale che assume questo compito missionario rivolto al territorio esistenziale più che a quello geografico di Garbagnate: la Comunità di Comunità delle quattro parrocchie si rivolge al cuore delle persone indipendentemente da dove abitino. Per questo occorre una azione pastorale di insieme prima che semplicemente parrocchiale, nuovi tipi di ministeri (persone con incarichi nella comunità), laici e preti più missionari, più fraterni e meno “organizzatori”: questo è richiesto dalla chiesa milanese di questi anni. Il soggetto della azione missionaria è il Popolo di Dio. Il Consiglio pastorale della Comunità pastorale è l’organismo che ha la responsabilità di orientare la vita della Comunità affinché sia corrispondente all’intenzione missionaria e pratichi lo stile evangelico della comunione, avendo cura (secondo la propria modalità di azione che è quella consultiva) di definire le iniziative che mantengono la vivacità e la identità delle singole parrocchie, di favorire la condivisione dei doni, delle risorse e delle proposte che definiscono la Comunità pastorale e – al tempo stesso – ne mettono in evidenza i vantaggi per il bene delle singole parrocchie, delle diverse forme di aggregazioni e dell’insieme della Comunità pastorale. Il Consiglio pastorale sia effettivamente il soggetto primario nel rappresentare l’intera comunità e nell’azione di discernimento e definizione delle priorità pastorali. La Diaconia, incontrandosi più frequentemente, coordini e definisca, nel particolare, i singoli passi e attività.

Dalla Diocesi emergono queste indicazioni per un rilancio del compito proprio dei Consigli:
- ogni Consiglio deve prevedere un significativo tempo di confronto, che comprenda di norma anche sessioni più estese nel tempo (eventualmente residenziali), in particolare all’inizio dell’anno pastorale e nel complesso un numero adeguato di sessioni (indicativamente non meno di cinque nel corso di un anno pastorale), il metodo di lavoro (che preveda anche momenti di preghiera ben fatti) deve consentire in ogni caso l’adeguato conseguimento dello scopo del Consiglio stesso;
- è da considerarsi adeguato e da ribadire il mandato quadriennale del Consiglio, termine sufficiente per delineare nuove prospettive e verificare quelle già assunte e opportuno per garantire il rinnovo della composizione del Consiglio stesso (garantendo anche il periodico rinnovo dei membri, che non devono superare di norma i due mandati consecutivi);
- si devono favorire momenti di condivisione in cui Diaconia e Consiglio mettano a tema il loro rapporto, favorendo modelli di confronto tra ministri ordinati, consacrati/e e laici/laiche;
- si devono predisporre percorsi di formazione specifica per i membri dei Consigli pastorali di Comunità pastorale, in particolare è necessario acquisire un’adeguata metodologia di lavoro e maturare una visione caratterizzata da più ampi orizzonti;
- l’affidamento delle scelte operate dal Consiglio alla Diaconia deve comprendere anche il coinvolgimento delle Commissioni previste nella Comunità pastorale (missionaria, caritativa, …), in riferimento agli ambiti di azione ministeriale condivisa individuati nella Comunità pastorale dal Consiglio stesso, come espressione della Chiesa in uscita;
- è opportuno che il Consiglio abbia una propria giunta, che tuttavia non abbia a indentificarsi con la Diaconia, che finirebbe col sovrastare i compiti propri del Consiglio. Queste sono le linee diocesane che orientano il Consiglio Pastorale di Comunità pastorale.

Nel prossimo articolo vedremo come concretamente il nostro Consiglio Pastorale si sta muovendo e come si rapporta alla Diaconia.