1-2 agosto: Perdono d'Assisi
L'evento del Perdono della Porziuncola è una manifestazione della misericordia infinita di Dio.
Per comprendere la bellezza del Perdono di Assisi, ci facciamo aiutare da quanto scrive Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) nel suo libro Il PERDONO DI ASSISI - ed. Porziuncola.
Ai tempi di Francesco di Assisi (1181(2) - 1226) si era convinti che per ottenere il perdono dei peccati l’atto sacramentale doveva legarsi a un atto concreto, esistenziale, la cosiddetta penitenza. La forma principale di penitenza imposta dalla Chiesa era il pellegrinaggio, a Santiago, a Roma e, soprattutto, a Gerusalemme. Francesco, spinto dall’amore per quelli a cui mancavano i mezzi o le forze per un pellegrinaggio in Terra Santa, nel 1216 chiese a papa Onorio III di concedere l’indulgenza plenaria a coloro che si fossero recati nella chiesetta della Porziuncola ad Assisi, confessandosi e facendo penitenza dei propri peccati. Il pellegrinaggio alla semplice e umile chiesetta è un incontro con la radicalità del vangelo, così come Francesco l’aveva appresa in quel luogo, ed è la penitenza di coloro che non possono dare nulla se non la loro fede, la loro preghiera, la loro disponibilità a vivere secondo il vangelo la propria condizione di povertà; di coloro che sono tribolati, che la vita stessa carica già di una penitenza sufficiente. E Francesco, ricevuta l’approvazione papale, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!" (cfr. Il Diploma di Teobaldo", Fonti Francescane ed. III. 2706/10-11). È poi per noi consolante credere nella Comunione dei santi che ci porta in questo giorno a pregare per i nostri cari perché possano vivere nella luce.
Ed ora riportiamo una frase tratta dal libro. Nei ricordi della mia giovinezza il giorno del perdono d’Assisi è rimasto come un giorno di grande interiorità, come un giorno in cui si ricevevano i sacramenti in un clima di raccoglimento personale, come un giorno di preghiera. Si sentiva che il cristianesimo è grazia e che questa si dischiude nella preghiera. …era quello un giorno di fede e di silenziosa speranza, di una preghiera che si sapeva certamente esaudita e che valeva soprattutto per i defunti. (cfr. Il Perdono di Assisi, ed. Porziuncola, di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI).
Oggi vogliamo vivere il Perdono di Assisi, e quindi l’indulgenza, con la consapevolezza che non è un atto magico ma occasione di Grazia per noi che siamo in un continuo cammino di conversione. Le condizioni richieste ci permettono di riscoprire che Dio è Padre buono che sempre ci accoglie e ci perdona (confessione Sacramentale); che siamo popolo e famiglia che si ritrova a vivere pienamente l'Eucaristia (partecipazione alla S. Messa). Mediante la recita del CREDO, simbolo della nostra fede, riaffermiamo la nostra identità cristiana; con il PADRE NOSTRO riaffermiamo la nostra dignità di figli di Dio ricevuta nel Battesimo; con la preghiera secondo le intenzioni del Papa riaffermiamo la nostra appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
Che il Perdono di Assisi sia per noi occasione di Grazia e di ringraziamento per un dono che ci fa riscoprire sempre che Dio è Amore!
«Benedicat tibi Dominus et custodiat te;
ostendat faciem suam tibi
et misereatur tui.
Convertat vultum suum ad te
et det tibi pacem.
Dominus benedicat frater Leo, te.»
Lettera a frate Leone (testo autografo di Francesco d'Assisi)
Condizioni per ricevere l'indulgenza plenaria del Perdono d'Assisi
Dal mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del 2 Agosto
- Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
- Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
- Visita alla chiesa della Porziuncola in Assisi, o ad una chiesa parrocchiale, o ad una chiesa francescana dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
- Recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
- Preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice (Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre o altre preghiere a scelta).
- Disposizione d'animo che escluda ogni affetto al peccato anche veniale.
Come S. Francesco chiese ed ottenne l'indulgenza del Perdono
Una notte dell'anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l'altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!
Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe".
"Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: "Per quanti anni vuoi questa indulgenza?". Francesco scattando rispose: "Padre Santo, non domando anni, ma anime". E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: "Come, non vuoi nessun documento?". E Francesco: "Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni". E qualche giorno più tardi insieme ai Vesovi dell'Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".
(Da "Il Diploma di Teobaldo", Fonti Francescane 3391-3397


